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STORIA

 
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  IL FASCISMO E LA GUERRA
 

La guerra sconvolse gli assetti politici e sociali dei paesi europei: scomparvero quattro imperi: l'impero di Russia, l'impero ottomano, l'impero austro-ungarico e l'impero germanico. Con essi caddero monarchie secolari, mentre le distruzioni, i lutti e le privazioni causate dalla guerra sfociarono in scioperi, rivolte, insurrezioni.

In diversi paesi si tentò la strada della rivoluzione russa. In Italia i contrasti sociali divennero acutissimi. Si conclusero, a causa delle violenze delle squadre armate delle camicie nere, dei Fasci di Combattimento, delle divisioni della sinistra e della compiacenza della monarchia, con la presa del potere da parte di Benito Mussolini e del suo Partito Nazionale Fascista. In seguito a ciò ben presto egli abolì le garanzie costituzionali, gli organismi elettivi e legislativi ed instaurò la dittatura.


Essa fece scuola anche in altri paesi e perfino oggi sono al potere regimi, il cui modello é quello dello stato fascista italiano, che durò dal 1922 al 1943. Seguì il modello italiano, portandolo ad estreme conseguenze, la Germania, dove prese il potere Hitler con il Partito Nazionalsocialista. Anche le Valli del Natisone come tutta la Slavia, assistettero ad una ulteriore perdita di autonomia, quando vennero soppressi i consigli comunali ed i sindaci eletti vennero sostituiti con i potestà, di nomina regia.

L'ideologia fascista ebbe una presa modesta nelle Valli del Natisone, un po di più nel centri del fondovalle come San Pietro, dove era venuto a formarsi un ceto che esprimeva, per cultura, interessi ed ideali e, soprattutto per il martellamento della propaganda nelle scuole, una certa adesione al nuovo regime. D'altronde il consenso era obbligatorio. Molti giovani furono attratti dalla nuova ideologia.

Il veicolo principale erano le organizzazioni del fascismo e la scuola, dove le menti dei bambini e dei giovani venivano indottrinate quotidianamente. La rete scolastica venne allargata a tutti i villaggi, e nei capoluoghi di comune si istituì il ciclo elementare completo. Non sempre la scuola fu in grado di dare un'istruzione sufficiente, ma l'analfabetismo si ridusse.

Dal 1923 l'istituto magistrale venne aperto anche agli alunni maschi e nel 1932 venne completata la costruzione dell'imponente nuovo edificio di stile classicheggiante. Con l'incalzare dell'attività aggressiva e bellicistica dell'Italia, ormai al seguito della follia hitleriana, alle difficoltà quotidiane si aggiunsero i sacrifici, i lutti ed i disagi di guerre di aggressione in paesi lontani e sconosciuti: Albania, Francia, Grecia, Jugoslavia, Africa, URSS. I giovani delle Valli del Natisone erano per lo più inquadrati nella divisione alpina Julia e affrontarono con coraggio durissime prove in condizioni ambientali e logistiche estremamente difficili.

Molti caddero su tutti i fronti.

Ciò determinò nella nostra popolazione una profonda avversione per la guerra ed il fascismo. L'andamento disastroso delle operazioni belliche, che causò l'invasione dell'Italia meridionale da parte degli anglo-americani e il calvario della campagna di Russia, conclusasi con la tragica ritirata dal Don, determinarono anche qui, se ce ne fosse stato bisogno, la definitiva ripulsa del fascismo.


  LA RESISTENZA
 

Un'ultima drammatica prova fu vissuta dalla popolazione delle Valli del Natisone quando la guerra, in modo del tutto imprevisto, si spostò anche in questo territorio, nei nostri paesi, sulle nostre montagne.

La capitolazione dell'Italia era ormai una soluzione inderogabile, ma la firma dell'armistizio senza condizioni dell' 8 settembre 1943 avvenne in circostanze tali da provocare l'immediata reazione hitleriana e l'occupazione tedesca della parte settentrionale della penisola. Nei giorni immediatamente successivi alla firma dell'armistizio ci fu un consistente movimento di giovani in alcuni centri delle Valli del Natisone.

Parte di questi si avvicinarono ai reparti partigiani sloveni che ormai avevano portato la guerra contro il fascismo di qua dal confine del 1866. Altri giovani tentarono di dar vita a reparti autonomi, una specie di guardia civica con li compito di opporsi a qualsiasi esercito straniero. Questo tentativo fallì con il primo rastrellamento tedesco del 6 ottobre 1943. A fasi alterne, coincidenti per lo più con l'andamento stagionale e con la più vasta strategia bellica, le Valli del Natisone videro prevalere l'uno o l'altro degli schieramenti avversari. Per quanto non in modo stabile e definitivo, parte del territorio rimase comunque in mano dei partigiani, parte in mano dei tedeschi e dei soldati italiani reclutati nell'esercito fascista della Repubblica Sociale Italiana, la cosiddetta Repubblica di Salò. In montagna prevalsero i partigiani, nei fondovalle i tedeschi ed i fascisti. Un capitolo particolare é quello dell'occupazione cosacca.

I cosacchi erano stati trasferiti dai loro paesi dai tedeschi, che avevano fatto balenare loro il sogno di una terra promessa in Italia. Erano giunti con i loro cavalli, i loro carri e le loro famiglie. Presero alloggio in numerosi paesi, Biacis, Oculis, Vernasso,Azzida, San Pietro, San Leonardo, caricando sulla popolazione il peso di nuove minacce, angherie e requisizioni di foraggi, viveri e vino. Non erano un esercito temibile. Erano terrorizzati, perché si accorgevano di essere caduti in una trappola senza scampo. Lontani dalle loro steppe, cercarono perfino di stabilire un dialogo con la popolazione, con la quale, grazie alla parentela linguistica, riuscirono ad intendersi. L'occupazione straniera fu dura. I tedeschi, con la collaborazione dei fascisti, effettuarono rastrellamenti, bombardamenti, incendi, sparatorie, irruzioni nei paesi e nelle case, che si concludevano con uccisioni e deportazioni nei campi di sterminio in Germania.

Nonostante vi fossero inseriti gruppi locali, fu mal tollerata anche la presenza dell'esercito partigiano jugoslavo, in primo luogo perché questa presenza poteva in ogni momento provocare la reazione nazifascista. Ma la ragione principale fu la propaganda per l'annessione alla Jugoslavia. Tale propaganda non tenne conto che l'adesione della Benecia all'Italia non aveva un carattere contingente, ma storico. Dal fatto che i partigiani sloveni avessero annunciato l'annessione, discendevano ordini intollerabili quali l'imposizione dell'arruolamento obbligatorio dei giovani nelle loro file, la sostituzione degli insegnanti e la chiusura degli uffici. Questo portò a contrasti profondi. Il che indusse i partigiani sloveni ad applicare misure coercitive, provocando malcontento e opposizione.

Nell'una e nell'altra parte del territorio si moltiplicarono gli scontri armati fra tedeschi e fascisti da un lato, partigiani dall' altro. A San Pietro al Natisone e a Ponte San Quirino, capisaldi dei tedeschi, per lunghi periodi gli scontri furono quotidiani. Fortini murati, da cui spuntavano le canne delle mitragliere, furono eretti perfino in centro del paese. I ponti di Vernasso e San Quirino furono fatti saltare dai partigiani.

Gli acquedotti vennero distrutti. Il livello dell'acqua, trattenuta dalle macerie, era salito in modo impressionante. A San Pietro, salvo qualche episodio isolato, tutto si concluse il 28 aprile 1945, quando i soldati della Repubblica Sociale fecero causa comune con i partigiani. Il primo maggio i partigiani entrarono combattendo in Cividale. L'indomani vi giunsero le colonne motorizzate dell'esercito britannico. La seconda guerra mondiale per noi era finita.