|
La Repubblica di Venezia cominciava ad interessarsi alle coste istriane e alla terraferma.
Verso la fine del XIV secolo, ebbe modo di entrare direttamente nelle lotte interne del Friuli, che videro da un lato Udine con una lega appoggiata da Venezia e dall'altra il Patriarca con i suoi alleati.
L'impegno veneziano in Friuli crebbe e diventò sempre più forte quando il patriarca chiese l'appoggio degli ungheresi. Nel 1418, durante una delle innumerevoli guerre, il patriarca scese lungo il Natisone con seimila ungheresi, prese le fortezze di Antro e di Castelmonte, devastò i paesi lungo il fiume.
Fece bombardare per quindici giorni Cividale, ma questa resistette. La guerra si concluse rapidamente nel 1420, quando l'esercito veneziano sottomise le città friulane sia con la forza, sia ottenendone la resa, sia pagandone un prezzo in denaro. Nello stesso anno l'armata veneziana risalì il Natisone da Cividale verso Plezzo e Tolmino. Il rapporto della Schiavonia, costituita dalle convalli di Antro e Merso, con la Serenissima fu singolare e in un certo senso perfino moderno.
Tuttavia il fatto rilevante fu la ripetuta conferma della considerazione della Schiavonia come nazione diversa e separata dal Friuli.
Nonostante la palla di piombo al piede rappresentata dall'assetto feudale, la Schiavonia riuscì a organizzarsi un sistema amministrativo autonomo ed organico. I centri tradizionali di Antro e Merso e San Pietro de' Schiavoni assursero alla piena dignità di centri politici. Il fatto é che l'accorta politica veneziana aveva constatato l'importanza di avere dalla sua parte una comunità amica, nel momento in cui si trovava direttamente confinante con l'Austria e la Contea di Gorizia.
Capitolo a parte dovrebbero avere i tragici eventi che periodicamente si abbatterono sul Friuli e sulla Schiavonia. Alle guerre veneto-austriache ed alle incursioni turche, si aggiunsero i terremoti, fra cui quello disastroso del 1511, e le pestilenze.
|