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L'influenza dei Longobardi in Italia (che la divisero con i Bizantini) e soprattutto nel Friuli romano, fu straordinaria.
Le due culture si fusero insieme in modo da caratterizzare l'evoluzione futura del Friuli, negli usi, nella lingua e nella toponomastica.
Eredità importante e duratura fu l'organizzazione prefeudale in numerosi istituti che si perfezionarono nei secoli successivi. Alboino, re dei Longobardi, forte di trecento mila persone fra guerrieri, donne, vecchi e bambini, varcò le Alpi orientali nella primavera del 568. Aggirò Cividale da sud e la conquistò.
Proseguì la marcia, ma lasciò in città Gisulfo, che fu il primo duca longobardo in Italia.
Il ducato longobardo del Friuli ebbe confini più o meno ampi in tempi vari. Non altrettanto rilevante fu l'influenza dei Longobardi nelle Valli del Natisone. Il primo segnale di questa presenza fu l’assedio e la presa di Cividale nel 610 da parte degli Avari, cui si erano aggregati gli Slavi.
La colonizzazione slava nelle Valli del Natisone, all'estremo ovest di una vastissima regione europea, fu stabile, intensa e duratura, soprattutto dopo la stipula del trattato con i Longobardi che definiva il confine tra le due Comunità, noto come “Lines Langobardorum”.
Ebbe carattere definitivo perché si intensificò nei secoli successivi, trovando i modi di adattamento atti alla conservazione dei propri caratteri. La comunità, ormai radicata in questo territorio,seguì la successiva evoluzione degli Slavi delle Alpi verso un'identità etnico-linguistica autonoma e distinta, quella slovena.
Ciò avvenne a partire dall'XI secolo.
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